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Salvatore Massari

Il primo posto solitario e imbattuto nel campionato di B Femminile nasce anche dalla visione appassionata ma equilibrata di un uomo i cui comuni denominatori sono l’amore per la palla a spicchi e per i colori rossoblù. La terza puntata di Makers fa tappa nella Città dei due Mari per una chiacchierata a tutto campo con Salvatore Massari: dopo una vita sul parquet, Salvatore Massari è il Direttore Sportivo di una Dinamo Taranto che studia per diventare grande.

 

Da dove e come si sviluppa questo interesse per la pallacanestro femminile, che ti ha portato progressivamente ad assumere un ruolo così centrale nel club?

La passione vera è per la pallacanestro. Dopo un’importante esperienza personale con il CJ Basket, che mi ha formato moltissimo come dirigente, sono stato chiamato da Gigi Ciliberti, mio ex presidente per diversi anni. In un suo momento di difficoltà ho deciso di scommettere sul progetto e ho coinvolto in questa avventura alcuni amici. Oggi, quella scommessa si è trasformata in una solida promessa.

Dopo i playoff dello scorso anno, è chiaro – ma non scontato – l’intento di migliorarsi: come si resiste alla tentazione del risultato “tutto e subito” e si cerca, invece, di programmare una crescita costante e graduale?

L’idea è quella di continuare a crescere passo dopo passo, portando avanti un progetto che sia, prima di tutto, sostenibile dal punto di vista economico. È fondamentale che il club sia organizzato e ben strutturato, questo è un tema al quale stiamo dando priorità.

Ovviamente – e forse per fortuna – non sempre vince chi sulla carta è più forte e ha investito di più: qual è la filosofia, il principio ispiratore del modello Dinamo dentro e fuori dal campo?

Il nostro obiettivo è sempre stato chiaro: salvaguardare il movimento cestistico femminile tarantino, che in passato ha rappresentato una delle pochissime eccellenze dello sport locale. Abbiamo lavorato sodo sulla struttura organizzativa, sul modello di gestione e sulle sinergie con la società satellite Support. Errepi Net, nostro title sponsor, ha creduto nella nostra passione e nelle nostre capacità; condivide con noi competenze e una visione a lungo termine. Portiamo avanti un percorso sano, commisurato alle nostre reali possibilità.

Oltre agli aspetti tecnici, quali caratteristiche umane e caratteriali ritieni essenziali nella scelta di una giocatrice, perché possa essere da modello per le giovani del vivaio che si avvicinano a questo mondo?

Al di là delle ore trascorse a guardare partite, video e statistiche, o a fare telefonate per raccogliere informazioni e referenze, la scelta delle atlete si basa prima di tutto sul modello del club. Abbiamo iniziato ad utilizzare anche strumenti di AI a supporto, ma ritengo che sia fondamentale che società ed organizzazione debbano essere strutturate, disponibili ed efficienti nel risolvere i problemi. Le atlete devono sentirsi a casa!

Ciò che cerchiamo di trasmettere alle nostre giocatrici è la serenità: la pallacanestro è un gioco, devono sorridere e divertirsi. Inoltre, sono privilegiate perché fanno lo sport più bello del mondo — quello che sognavano da bambine — e vengono persino pagate per farlo! A tutto il resto ci pensa il club.

Soprattutto al di sotto della Serie A c’è la percezione che le giocatrici debbano costruirsi un futuro alternativo e collaterale alla pallacanestro giocata: come cercate di trasmettere la vostra esperienza perché le atlete possano crescere e responsabilizzarsi come persone e non solo come giocatrici?

Cerco di trasmettere la mia cultura sportiva e la mia esperienza, maturata sia sul campo da giocatore che da dirigente, anche se a volte mi prendono per matto! Ci diamo regole precise e un modello chiaro, ma l’attitudine all’ascolto e al confronto diretto con l’atleta resta un elemento fondamentale. La famiglia, gli affetti e gli studi vengono prima di tutto nella vita di una ragazza. Saltare un allenamento per stare con i propri cari, con il fidanzato o per preparare un esame universitario non deve mai essere un problema. Ascolto molto le mie atlete e ripongo in loro massima fiducia: se una giocatrice è serena e responsabile, i benefici si vedranno sul campo così come nella vita di tutti i giorni.

Taranto è tornata al centro dell’attenzione con i Giochi del Mediterraneo e la costruzione ed il rinnovamento di tante strutture sportive: in che modo si possono sfruttare questi impianti per creare un impatto favorevole sulla crescita del movimento?

I Giochi del Mediterraneo sono stati un evento meraviglioso, anche se a volte la città è apparsa distratta o inconsapevole della portata del miracolo sportivo che stava vivendo. Avere grandi impianti a disposizione aiuta indubbiamente la crescita di un club — sempre a patto che siano economicamente sostenibili — ma ciò che manca davvero a Taranto sono i piccoli impianti (palestre scolastiche e tensostrutture adeguate). Sarebbero strutture molto più funzionali per l’attività quotidiana delle società e per i settori giovanili. In futuro, il nostro sogno è tornare al PalaMazzola, dove nel 2013 è iniziata la storia della Dinamo

La crescita personale e societaria può passare anche dall’aggiornarsi attraverso ad esempi e tornei: quali aspetti organizzativi e logistici pensi si possano mutuare per migliorare anche i propri contesti?

Con la mia famiglia abbiamo iniziato a seguire da vicino diversi eventi dedicati al basket giovanile. Osservo con molto interesse tutti i progetti della Federazione per far crescere il movimento femminile. Qualcosa ha finalmente preso il via anche a livello territoriale, con la speranza che un giorno Taranto possa ospitare un evento di rilevanza nazionale.

Next Gen Femminile Under 19, Final Event del Campionato di Serie B: quanto possono essere utili manifestazioni come queste ad ampliare la portata del basket femminile e su cosa si dovrebbe/potrebbe lavorare più e meglio?

Ho seguito l’evento NextGen a Battipaglia: una bellissima vetrina per atlete e addetti ai lavori. La sensazione, tuttavia, è che siano appuntamenti ancora di “nicchia”, riservati quasi esclusivamente ai club di Serie A. Sarebbe bello vederli diventare itineranti, portandoli anche in altre regioni affamate di basket e valorizzando anche l’impegno delle società del territorio. Discorso diverso per il Final Event di Serie B: se da un lato ha garantito grande visibilità al campionato e alle giocatrici, dall’altro ha comportato un sacrificio economico logistico notevole per i club, specialmente quelli del Centro-Sud: si può sempre migliorare.

La Nazionale Senior è tornata ai Mondiali, e pure uscendo agli Ottavi, ha saputo emozionare e far appassionare una ampia fetta di pubblico: come si convince una persona scettica ad interessarsi alla pallacanestro femminile?

La qualificazione della Nazionale ai Mondiali è un segnale fortemente positivo. Questo gruppo ha tracciato una strada fondamentale nella cultura sportiva del Paese. Senso di appartenenza, passione, umiltà e determinazione sono arrivati dritti al cuore anche dei più scettici. È la nostra Nazionale Italiana e dobbiamo esserne fieri, sempre.

Quattro scudetti, tre Supercoppe e due Coppa Italia: senza innescare paragoni scomodi, sentite lo stimolo e la sana voglia di riaccendere attraverso il basket una fiammella che per un decennio ha fatto parlare di Taranto in Italia e in Europa? Anello di congiunzione con “quel passato” è Fabio Palagiano: ci dici una o più caratteristiche che ne fanno l’interprete ideale per guidare sul campo questo progetto?

Gli anni passati sono stati emozionanti e motivo di grande orgoglio, ma restano irripetibili. Coach Fabio e Mimmo Santarcangelo rappresentano il vero anello di congiunzione con quella storia. Fabio è un ragazzo molto sensibile, fortemente legato alla sua famiglia e a Taranto; senza questo legame avrebbe potuto ambire a palcoscenici professionali ben più prestigiosi. È un allenatore esperto, preparato ed esigente… persino troppo!

La sua presenza è stata la condizione fondamentale affinché decidessi di collaborare con la Dinamo, e questo dimostra la stima che ho per lui. Abbiamo caratteri completamente diversi: a volte si innervosisce per la mia troppa tranquillità nel gestire le situazioni di emergenza! “Stai sereno coach… ci penso io!” gli dico ridendo. Il primo giorno in cui ci siamo incontrati gli ho chiesto: “Ti fidi di me?”. Era il primo allenamento della Dinamo, su un campo all’aperto in cemento, a tre settimane dal campionato, con solo due senior e otto under! Ogni volta che perde la calma gli ricordo da dove siamo partiti e dove stiamo cercando di portare questo club.

Donatello Viggiano

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